Zanzare in Italia: rischio reale e percezione del pericolo
I dati più recenti mostrano un quadro chiaro: cresce la percezione del rischio legato alle zanzare, che non sono più considerate solo un fastidio stagionale, ma un problema strutturale legato a dinamiche ambientali e globali.
In questo contesto, comprendere la reale portata del fenomeno è fondamentale, soprattutto per interpretare correttamente il divario tra percezione e rischio reale. La diffusione delle zanzare nel nostro Paese è infatti ampia e in continua evoluzione, come evidenzia Fabio Landi, Quality Specialist - Pest Management Expert biologa in Rentokil Italia:
“In Italia abbiamo circa 70 specie, tra cui le più diffuse sono sicuramente la zanzara comune, la zanzara tigre e la zanzara coreana: quest’ultima mostra una grande adattabilità anche alle basse temperature. Sebbene la zanzara tigre sia considerata una grave fonte di fastidio a causa delle punture inferte dalle femmine, può rappresentare un serio problema sanitario. Questa specie risulta molto abile, come vettore biologico, nel trasmettere diverse infezioni virali, tra le quali alcune molto gravi, come Dengue e Chikungunya, ed è quindi molto importante fare attenzione e proteggersi.”
Questa situazione evidenzia anche il ruolo centrale della prevenzione, che coinvolge sia le istituzioni sia i singoli cittadini. In questo senso, l’esperto sottolinea come “Il Ministero della Salute, le amministrazioni locali e gli enti pubblici mettono in atto ogni anno misure di prevenzione e contenimento di questi infestanti, per proteggere i cittadini con trattamenti antilarvali preventivi, ma anche in fase adulta. Tuttavia, anche i singoli cittadini possono contribuire a limitarne la proliferazione con comportamenti più responsabili. Si tratta di accorgimenti anche piccoli, ma che si dimostrano efficaci per contrastare la diffusione delle zanzare, con benefici per tutti”.
Secondo una ricerca Rentokil, il 58,7% degli italiani percepisce un aumento del rischio sanitario legato alle zanzare, mentre l’89,6% individua nel cambiamento climatico la principale causa della loro diffusione. Inoltre, il 41,5% collega il fenomeno alla mobilità internazionale, che favorisce l’introduzione di nuove specie. Nonostante l’82,5% riconosca l’efficacia di interventi preventivi strutturati, solo il 2,9% ricorre a servizi professionali, a fronte di un 65,4% che continua a delegare la gestione del problema alle istituzioni pubbliche.
Questo scenario evidenzia un paradosso: la consapevolezza del rischio cresce, ma l’azione preventiva resta limitata e spesso reattiva. Le soluzioni adottate sono principalmente difensive (zanzariere, repellenti), mentre risulta ancora poco diffuso un approccio strutturato basato sulla prevenzione.